Google e il diritto di essere dimenticati

La notizia che stamattina ha colto la mia curiosità, in quanto strettamente legata al mio lavoro, riguarda la sentenza della corte europea che prevede la possibilità di richiedere a Google (e a tutti gli altri motori di ricerca, immagino) di rimuovere contenuti non più pertinenti.

È una possibilità concessa soltanto agli individui, le condizioni pare che siano strette, la parola chiave della ricerca deve essere il nome e cognome dell’individuo, il risultato da eliminare deve essere non più “rilevante” e la richiesta deve essere effettuata al motore di ricerca, nel caso questo non esegua la rimozione si può ricorrere alle vie legali.

La sentenza è nata dalla richiesta di un cittadino spagnolo di cui non riporterò il nome (non si sa mai che decida di far rimuovere quest’articolo da google! ), che ha richiesto la rimozione di alcuni risultati alla ricerca del suo nome e cognome su google. I risultati in questione riportavano articoli di giornale di 16 anni fa che parlavano di alcuni problemi economici, ovviamente la situazione è sgradevole, non c’è alcun dubbio.

Nell’ottica della grande attenzione alla privacy che l’Europa sta cercando di garantire ai suoi cittadini la sentenza pare assolutamente sensata ma è stata fortemente contestata da Google, a detta loro viene vista come una sorta di censura.

 

A mio avviso le premesse di “non pertinenza” e di “opportunità per i soli individui” rendono meno fondate le contestazioni di google, è comunque vero che un qualunque personaggio potrebbe facilmente “ripulire” il suo passato ad arte poco prima di presentarsi per una carica pubblica o simili ma credo che le notizie uscirebbero comunque in una maniera o nell’altra, ricordo che la sentenza garantirebbe la sola rimozione dai motori di ricerca, non la scomparsa dei contenuti che potrebbero liberamente circolare sui social network, che al giorno d’oggi, in uno scenario come quello da me immaginato, hanno un’importanza decisamente superiore a quella dei motori di ricerca.

La parte che invece mi preoccupa maggiormente è l’attuazione pratica, la sentenza, se ho ben capito, prevede la richiesta di rimozione, ma non le modalità di tale richiesta, Google molto probabilmente giocherà su questo punto cercando di rendere il processo molto complesso. Mi  preoccupa la distinzione tra contenuti “pertinenti” ed “obsoleti” o “non più pertinenti”, quali saranno le caratteristiche per discernere quale contenuto sia legittimo e quale sia da rimuovere e chi sarà a prendere la decisione? Mi preoccupa infine il caso dell’omonimia, è un caso limite, ma un mio omonimo potrebbe richiedere la rimozione di un risultato che riguarda me? Dovremo giungere alla proprietà/attribuzione dei contenuti di terzi per difenderli da una abusiva rimozione?

Per ora sono felice di questa piccola possibilità per i cittadini europei, sperando che sia di grande utilità a chi si trova in situazioni veramente spiacevoli, come quella che ha portato alla sentenza, attenderò di vedere i futuri sviluppi.

Da parte nostra affrontiamo il problema sia per gli individui che per qualsiasi altra realtà in una maniera differente, funzionale ed eticamente corretta, se doveste avere problemi simili possiamo valutare insieme le possibilità.

Un Commento su “Google e il diritto di essere dimenticati”

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